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Un mondo piatto….

Il mondo piatto

Forse un mondo piatto eliminerebbe le emicranie,

lenirebbe sofferenze riducendo i pensieri.

Forse un mondo piatto muterebbe l’esistenza

facendoci rinascere da una morte interinale.

Forse anche i sogni troverebbero risorse

senza lasciarsi andare nell’orbita infinita,

non si disperderebbero come aquiloni al vento

inducendoci a nutrire un nuovo desiderio.

I sogni spazierebbero nel cielo livellato

legati al nostro cuore da catene d’entusiasmo,

e non svanirebbero nel caos della speranza

per poi frantumarsi in lacrime di pioggia.

Un mondo piatto è uno spettacolo creato,

un’esibizione improvvisata da un discobolo devoto

che consegna messaggi per la gioia del domani

con l’ottimismo di chi ci spera ancora.

Marco Bartiromo

Un ponte surreale

La linea che abbraccia il cielo,

quella dritta oltre l’infinito,

è l’unica meta che l’occhio esplora.

Il mare dipinge meraviglie

sul pube violentato dall’amore,

mentre la fodera respira

con i colori vivi del Creato.

La vita erige un ponte surreale

sospeso tra la nebbia e il cuore,

e sfilano promesse melodiose

attratte dal vapore dell’eterno.

Marco Bartiromo

 

The-Sun Robert Gonsalves

The Sun – Robert Gonsalves

La falce assassina

Quando l’amore dona il suo dilemma,

quando il fervore narra il suo dolore,

sul palco di un tramonto arroventato

si specchia l’ombra di una luna nera,

senza ritegno spegne ogni sospiro

e con la falce compie il suo delitto.

Marco Bartiromo

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Ne approfitto per augurare a tutti voi una serenissima Pasqua.

 

Un giorno qualunque di Carolina Pelella

La vita è un giorno qualunque,

dove ti viene tolto,

e ti viene donato,

dove c’è sempre un sorriso dietro le nuvole.

 

In un giorno qualunque ti disseti,

e ti dissangui,

cammini e sei immobile,

piangi e sorridi.

 

Un giorno qualunque

ha un sinonimo e un contrario,

ha una virgola che è pausa,

e un punto per fermarsi.

 

Un giorno qualunque

ti porta ad un incontro

o ti porta lontano.

 

Un giorno qualunque,

ma qualunque giorno può diventare straordinario,

dall’alba al tramonto,

e poi arriva la notte,

e la notte non è mai una notte qualunque…

è lieve come il sogno, e ha il respiro della vita.

Carolina Pelella

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Cocotte

I.

Ho rivisto il giardino, il giardinetto
contiguo, le palme del viale,
la cancellata rozza dalla quale
mi protese la mano ed il confetto…

II.

“Piccolino, che fai solo soletto?”
“Sto giocando al Diluvio Universale”

Accennai gli stromenti, le bizzarre
cose che modellavo nella sabbia,
ed ella si chinò come chi abbia
fretta d’un bacio e fretta di ritrarre
la bocca, e mi baciò tra le sbarre
come si bacia un uccellino in gabbia.

Sempre ch’io viva rivedrò l’incanto
di quel volto tra le sbarre quadre!
La nuca mi serrò con le mani ladre;
ed io stupivo di vedermi accanto
al viso, quella bocca tanto, tanto
diversa dalla bocca di mia Madre!

“Piccolino, ti piaccio che mi guardi?
Sei qui pei bagni? Ed affittate là?”
Subito mi lasciò, con negli sguardi
un vano sogno (ricordai più tardi)
un vano sogno di maternità…

“Una cocotte…”
“Che vuol dire mammina?”
“Vuol dire che è una cattiva signorina:
non bisogna parlare alla vicina!”
Co-co-tte… La strana voce parigina
dava alla mia fantasia bambina
un senso buffo d’ovo e di gallina…

Pensavo deità favoleggiate:
i naviganti e l’Isole Felici…
Co-co-tte… le fate intese a malefici
con cibi e bevande affatturate…
Fate saranno, chi sa quali fate,
e in chi sa quali tenebrosi offici!

III.

Un giorno – giorni dopo – mi chiamò
tra le sbarre fiorite di verbene:
“O piccolino, che non mi vuoi più bene?”
“È vero che sei una cocotte? “
Perdutamente rise… E mi baciò
con le pupille di tristezza piene.

IV.

Tra le gioie defunte e i disinganni
dopo vent’anni, oggi si ravviva
il tuo sorriso… Dove sei, cattiva
signorina? Sei viva? Come inganni
(meglio per te non essere più viva!)
la discesa terribile degli anni?

Oimè! Da che non giova il tuo belletto
e il cosmetico già fa mala prova
l’ultimo amante disertò l’alcova…
Uno, sol uno: il piccolo folletto
che donasti d’un bacio e d’un confetto,
dopo vent’anni, oggi, ti ritrova

in sogno, e t’ama, in sogno, e dice: T’amo!
Da quel mattino dell’infanzia pura
forse ho amato te sola, o creatura!
Forse ho amato te sola! E ti richiamo!
Se leggi questi versi di richiamo
ritorna a chi t’aspetta, o creatura!

Vieni, Che importa se non sei più quella
che mi baciò quattrenne? Oggi t’agogno,
o vestita di tempo! Oggi ho bisogno
del tuo passato! Ti rifarò bella
coma Carlotta, come Graziella,
come tutte le donne del mio sogno!

Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono state…
Vedo la casa; ecco le rose
del bel giardino di vent’anni or sono!

Oltre le sbarre il tuo giardino intatto
fra gli eucalipti liguri si spazia…
Vieni! T’accoglierà l’anima sazia.
Fa’ che io riveda il tuo volto disfatto;
ti bacierò: rifiorirà nell’atto,
sulla tua bocca l’ultima tua grazia.

Vieni! Sarà come se a me, per mano,
tu riportassi me stesso d’allora,
il bimbo parlerà con la Signora.
Risorgeremo dal tempo lontano.
Vieni! Sarà come se a te, per mano,
io riportassi te, giovine ancora.

Guido Gozzano

(da I Colloqui, 1911)

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Pagina da inventare

Mi pare strano un tramonto bianco,

come una pagina tutta da inventare,

mentre ripenso ai tranelli della vita

che l’uomo ha purtroppo da incontrare.

Pare una tela tutta da osservare,

ma senza batticuore,

pur se lo scorrere implacabile

mi riapre ancor la porta dei ricordi.

Stride su cardini da tempo arrugginiti

perché gli manca l’olio di speranza,

ma nel segreto celo un ripostiglio

la cui fiammella ha un tremito di vita.

Mi pare irraggiungibile al mio soffio lieve,

ma la speranza ancora mi precede,

ed afferro l’ampolla tutta d’oro

che lascia in me la forza come dono.

E si apre uno scenario sconosciuto,

e la mia Anima ritrova quel ristoro,

coltre di stelle

a riscaldarmi il cuore.

Fluttuano ali bianche nella sera,

la mia Anima si apre alla preghiera.

Sono gli amici che mi hanno preceduta,

pur se l’Amore ha un cifrario muto!

Antonietta Germana Boero

La farfalla

L’ultima, proprio l’ultima,

di un giallo così intenso,

così assolutamente giallo,

come una lacrima di sole quando cade

sopra una roccia bianca,

così gialla, così gialla!

L’ultima volava in alto leggera,

aleggiava sicura,

per baciare il suo ultimo mondo.

Tra qualche giorno

sarà già la mia settima settimana

di ghetto: i miei mi hanno ritrovato qui,

e qui mi chiamano i fiori di ruta,

e il bianco candeliere del castagno,

nel cortile.

Ma qui non ho visto nessuna farfalla.

Quella dell’altra volta fu l’ultima:

le farfalle non vivono nel ghetto.

Pavel Friedman (1921 – 1944)

 

Pavel era un ragazzo ebreo che fu rinchiuso nella fortezza ghetto di Terezin (Repubblica Ceca), utilizzata dalla Gestapo come campo di concentramento per gli ebrei. Da Terezin gli ebrei venivano deportati dai nazisti in vari campi di sterminio. Pavel fu uno di loro, e ad Auschwitz trovò la morte.

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Questa raccolta ci permette di mettere insieme alcune delle testimonianze di quanti hanno vissuto la Shoah in prima persona o attraverso i loro cari e hanno voluto lasciare una traccia scritta della loro storia. Attraverso le loro parole abbiamo ripercorso, per non dimenticare, tutto ciò che e stato. Un esercizio di memoria utile a passare la fiaccola del ricordo alle nuove generazioni. Con gli anni, i testimoni dello sterminio ebraico non potranno più raccontarlo, e noi non possiamo correre il rischio di dimenticare questa pagina di storia.

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I tuoi occhi – Poesia di Tonino Canepa

Ho potuto fissare i tuoi occhi, finalmente!

Sfuggivano i miei, una volta,

e le candide tempeste del tuo sguardo

uccidevano le mie deboli illusioni di maturo adolescente.

Io te sognavo e te soltanto vedevo,

unica donna dell’universo,

ed il mio dramma

di non poterti offrire quanto avrei voluto

e tu bramavi,

era dolore immenso

ed ancora mi rimane sapore amaro,

di un aspro conflitto.

E tu cedesti, ti pentisti forse, ma sei rimasta,

ed i tuoi occhi brillano di luce che è solo nostra,

non tua, non mia

è nostra dico e ci accompagna ovunque

e ci consente di guardar lontano,

oltre le invalicabili barriere

dell’amore e dell’odio,

oltre la vita,

dove per chi sa ascoltare

oltre le forsennate passioni,

ed un magnifico orgoglio

spicca limpido e puro,

l’eterno, incommensurabile amore.

Tonino Canepa

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Frenetica la vita

trottola impazzita

eco smorzato – riverbero

Marco Bartiromo

 

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Un sogno è vita

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Un parto concepito con dolcezza

l’alba di una luce consacrata

il primo vagito disperato

una lacrima rapita al sacro Gange

la foglia di Adamo lacerata

un velo disteso sull’anima macchiata

il riflesso di un egocentrico volere

la sfumatura di una realtà offuscata

la convivenza con un destino avverso

l’attenta sincronia con l’indecenza.

Un sogno è pertinenza,

è la coscienza che respira onnipotenza,

è vita…

in un mare d’incoerenza.

Marco Bartiromo

 

 

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Eppure, se avessi potuto ricominciare da capo, ero sicuro che avrei rifatto le stesse identiche cose. Perché quello ero io.

Livelines

«Sono una figura di un romanzo ancora da scrivere, che passa aerea e sfaldata senza aver avuto una realtà, fra i sogni di chi non ha saputo completarmi». [Pessoa]

Ventoetempofermo

"L'uomo è libero, salvo in ciò che ha di profondo. Alla superficie, fa ciò che vuole; negli strati oscuri, Volontà è vocabolo privo di senso."

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nel mio blog ci sara gli angeli che ci consiglieranno settimanalmente e argomenti angelici

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