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Un mondo piatto….

Il mondo piatto

Forse un mondo piatto eliminerebbe le emicranie,

lenirebbe sofferenze riducendo i pensieri.

Forse un mondo piatto muterebbe l’esistenza

facendoci rinascere da una morte interinale.

Forse anche i sogni troverebbero risorse

senza lasciarsi andare nell’orbita infinita,

non si disperderebbero come aquiloni al vento

inducendoci a nutrire un nuovo desiderio.

I sogni spazierebbero nel cielo livellato

legati al nostro cuore da catene d’entusiasmo,

e non svanirebbero nel caos della speranza

per poi frantumarsi in lacrime di pioggia.

Un mondo piatto è uno spettacolo creato,

un’esibizione improvvisata da un discobolo devoto

che consegna messaggi per la gioia del domani

con l’ottimismo di chi ci spera ancora.

Marco Bartiromo

L’albero corrotto

Tomasz Alen Kopera 1976 - Polish Magical Surrealism painter - Tutt'Art@ (16)

Si spande col dolore la maschera del pianto

cercando consensi sul banco del supplizio.

Immagini angosciose tappezzano la vita,

ma il lutto non gioisce e il vuoto deprime.

Si parla di morte, di foglie cadute per caso,

di rami trapiantati da un ceppo malato.

Si versano parole sulla corteccia straziata

sfamando con il sangue un albero corrotto.

La terra non frana se la radice vive

ma il frutto marcisce e rovina il raccolto.

Si parla di morte, di foglie cadute per caso,

di rami trapiantati da un ceppo malato.

Marco Bartiromo

 

Bella comm’a’ nu specchio ‘e Paraviso
sta terra ‘e fuoco cummigliata ‘e verde,
cu l’oleandro, sciore amaro appiso
e ‘o mare chiaro attuorno ca se sperde.
Se sposano acqua e fuoco, na canzona,
sèmmena pe chi nasce già signato…
figlio d”a storia e d”a rassignazione,
cchiù amaro ‘e ll’oleandro, a quann’ è nnato.
Preta pe preta, ce se legge ‘a storia
d”e griece, d”e rumane, ca traspare;
strate c’hanno cantato morte e gloria;
storia ca s’annasconne e po’ accumpare.
Ma si’ ‘a notte cammine pe sti vvie
e dint’ a ll’aria siente nu lamiento,
nun so’ ‘e ssirene cu ‘e malincunie
nè ‘a tromba ca Miseno sona ‘ô viento.
E’ ll’anema ‘e sta terra ca se lagna,
e n’eco ‘e chianto torna mmiezo ‘e fronne
e siente ‘e murmulià pure ‘a muntagna
ca ‘a luna guarda e a mmare po’ s’affonna…

Bruno Zapparrata

Bella come uno specchio del paradiso,
questa terra di fuoco coperta di verde,
con l’oleandro fiore amaro appeso
e il mare chiaro attorno che si sperde.
Si sposano acqua ‘e fuoco, una canzone,
semina per chi nasce già segnato,
figlio della storia e della rassegnazione,
più amaro dell’oleandro da quando è nato.
Pietra per pietra ci si legge la storia,
dei greci, dei romani che traspare;
strade che hanno cantato morte e gloria,
storia che si nasconde e poi ricompare.
Ma se la notte cammini per queste vie
e attraverso l’aria senti un lamento,
non sono le sirene con le loro malinconie
nè la tromba che Miseno suona al vento.
E’ l’anima di questa terra che si lagna,
e un eco di pianto torna tra le foglie,
e senti mormorare pure la montagna
che guarda la luna e a mare poi s’affonda.

 

La mia terra

Pietre sconnesse

specchiate dal sole,

vicoli stretti

pieni di luce,

gente distratta

persa nel tempo,

voci soffuse

senza senso.

Un vento leggero

accompagna il destino

fatto di musica ed allegria,

orchestra formata da mille violini,

sintonia leggiadra

che danza tra i rami

di mille piante a difesa del male,

tra un coro di uccelli a cinguettare

che danno il ritmo

al corpo di ballo,

tra i banchi al mercato

che sembra un vespaio,

il nettare sano di un posto divino,

tra i panni stesi ad asciugare,

artisti di strada vestiti di bianco,

tra le onde leggere

del mare in deriva,

fruscio armonioso

per l’aria che arriva.

Un modo aggraziato

per rendere vivo

un posto che ha dato i natali all’amore,

la terra fatata

in un mondo incantato.

Marco Bartiromo

 

L’amore non ha tempo

L’amore non ha tempo,

non segue le stagioni,

è un attimo infinito

che scuote le frontiere,

non resta intrappolato

nelle maglie del sapere,

è un fluido fatato

che elude le parole.

Trapassa con dolcezza

il vortice del cuore,

stringendo con la mente

un vincolo perenne.

È un salice piangente

che vive di passioni,

e trova la sua essenza

nella gioia e nel dolore.

L’amore non svanisce

come alito di vento,

impavido resiste

al fresco della terra.

Marco Bartiromo

 

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L’orgoglio

 

Un’oasi di fede

avvolta dalla bruma,

una terra trascurata

esposta all’apatia.

Incisa nel profondo

di un’anima insorta,

con fibre consumate

lenite da clemenza.

Strato di coscienza

tra dune solitarie,

misto di saggezza

e povera parvenza.

Semina oscura

nell’atto impellente,

che lascia tormenti

e piaghe contuse.

 

 

Marco Bartiromo

 

 

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Naufraghi

Siamo vogatori sfiniti,

spogliati dell’ingegno,

fermi agli ormeggi

di pontili disastrati.

Siamo scafisti senza coraggio,

venditori di occasioni,

procediamo in mare aperto

per svuotare le incombenze.

Siamo naviganti stolti,

incuranti delle rotte,

ammainiamo le bandiere

per non essere indulgenti.

Siamo pirati di sventura,

in un deserto infinito,

dubitiamo del futuro

per evadere la meta.

Siamo guerrieri fasulli,

disertori dell’anima,

erigiamo il tempo

ad uno scudo di speranza.

 Siamo sapienti incalliti,

profanatori di favole,

raccontiamo aneddoti

per sembrare adulti.

Siamo elementi clonati,

intimiditi dai poteri,

orfani di un mondo libero

che gravita nel vuoto.

Siamo naufraghi solitari,

reclusi nelle nostre paure,

insabbiamo il cuore

in una prigione senza sbarre.

Marco Bartiromo

Gericault_LaZatteraDellaMedusa

La follia.

Folle

Il nostro corpo

è composto da ingranaggi

che spronano abitudini e concetti,

pulegge rotanti e assi vincolanti

che girano le balle del dovere,

sistemi elevati non richiesti

che illudono la sfera del sapere,

un meccanismo puro con regole divine

plasmato da un provetto luminare.

È ricco di materia deduttiva

basata sull’umore personale,

profondo come un pozzo abbandonato

con l’acqua che ristagna nell’oscuro,

un serbatoio che accumula dolori

e partorisce secchi di afflizioni,

vanitoso come una spugna intrisa

e frivolo come un filtro illusorio,

un deposito gremito di rivalse

con cataste di fisse demenziali,

è un malanno che un giorno crollerà

e senza riferire spargerà letame.

Marco Bartiromo

folle (1)

Pirata in pensione.

Pirata

Mi sono fidato,

seguendo le fasi

imposte dal ceto.

Ho centrato i bersagli

che l’età programmava

e ho combattuto,

senza ammainare

la fiera bandiera.

Ho navigato,

sfidando tempeste

e saccheggi tiranni,

mi sono spinto

al di là della coerenza,

senza sospetto

e false reticenze.

Oggi non mi azzardo

e ho paura del mare,

del buio che l’opprime,

della vastità

che toglie l’aria,

ho il timore

di essere inghiottito,

dal ventre profondo

di una terra offesa.

Ho posato le mie ossa

sulla sabbia dorata

di un’isola solitaria,

dove non c’è calendario,

non c’è Venerdì,

ma solo un forziere marcito

e una spada arrugginita.

 

Marco Bartiromo

 

 

Pirata 1

Forme sterili.

Persone avvilite

Racchiuse nel silenzio

confondono la mente,

sorridono alla vista

negando l’evidenza.

Spiccano dal peso,

dalla massa foderata,

dal volume che scippano

e dall’aria che respirano.

Sono indumenti mai usati,

in attesa di riciclo,

che tornano a sognare

per poi coprire il nulla.

Sono specchi rotti,

sparpagliati nel mondo,

come trappole fraudolente

che sfregiano il cuore.

Sono sassi ponderosi,

che colano a picco

e si fermano sul fondo,

coprendosi di fango.

Raccolgono notizie

sperperando senza meta,

pensando che la vita

sia solo crudeltà.

Sono forme sterili,

persone avvilite,

che vivono sedendo

sul trono dell’inerzia.

Forse chi mi legge

giudicherà anche me,

ma non è così banale

sentirsi come un Re.

Marco Bartiromo

Re

Il cassetto nel cassetto

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L'Economia e la Politica alla portata di tutti

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Raccontami di te, ti ascolto con il cuore.

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Eppure, se avessi potuto ricominciare da capo, ero sicuro che avrei rifatto le stesse identiche cose. Perché quello ero io.

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«Sono una figura di un romanzo ancora da scrivere, che passa aerea e sfaldata senza aver avuto una realtà, fra i sogni di chi non ha saputo completarmi». [Pessoa]

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"L'uomo è libero, salvo in ciò che ha di profondo. Alla superficie, fa ciò che vuole; negli strati oscuri, Volontà è vocabolo privo di senso."

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