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I tuoi occhi – Poesia di Tonino Canepa

Ho potuto fissare i tuoi occhi, finalmente!

Sfuggivano i miei, una volta,

e le candide tempeste del tuo sguardo

uccidevano le mie deboli illusioni di maturo adolescente.

Io te sognavo e te soltanto vedevo,

unica donna dell’universo,

ed il mio dramma

di non poterti offrire quanto avrei voluto

e tu bramavi,

era dolore immenso

ed ancora mi rimane sapore amaro,

di un aspro conflitto.

E tu cedesti, ti pentisti forse, ma sei rimasta,

ed i tuoi occhi brillano di luce che è solo nostra,

non tua, non mia

è nostra dico e ci accompagna ovunque

e ci consente di guardar lontano,

oltre le invalicabili barriere

dell’amore e dell’odio,

oltre la vita,

dove per chi sa ascoltare

oltre le forsennate passioni,

ed un magnifico orgoglio

spicca limpido e puro,

l’eterno, incommensurabile amore.

Tonino Canepa

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Amarti

Amarti

è immergersi ad occhi aperti

nelle profondità più intime di un sogno,

è sommergere teorie contaminate

galleggiando in una sfera di cristallo,

è raffigurare un’apparenza astratta

filtrando suggestioni dai serbatoi dell’anima.

Amarti

è lanciarsi tra le onde del tuo sorriso

varcando labbra impetuose,

è percorrere oceani immensi

nell’incavo abissale dei tuoi occhi,

è godere della linfa salmastra

serbata nella conchiglia del cuore.

Marco Bartiromo

 

Tomasz Alen Kopera 1976 - Polish Magical Surrealism  painter - Tutt'Art@ (15)

 

Non posso più dirti

Non posso più dirti del colore dei miei giorni, o di notti senza sogni e senza stelle. Non deve posarsi un’ombra sui tuoi occhi, se talvolta t’accadrà di ricordarmi.

Iris Battistini

 

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Chiromanzia…..

Sfogliasti la mia mano

con accurato impegno,

e senza osar parola

incontrasti i miei occhi,

ed io compresi.

La tristezza accompagnò il tuo tempo,

gli stenti il mio destino.

Leggila adesso,

dopo anni di silenzi,

e sfiorami il palmo

con la punta delle dita.

Scava

nei solchi profanati,

penetra con forza

negli intrecci limitati,

approfondisci,

i palpabili segni

di un deserto levigato,

e dimmi,

senza guardarmi in viso,

se sarà alba,

o il rosso di un tramonto.

Marco Bartiromo

 

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Dimane (Domani)

Chiove ‘o ce sta’ ‘o sole, stong’ ancora cca’,

ncopp’ ‘a sta’ panchina sciupata,

ca ‘o tiemp’ nfonn’ e nun sparagn’.

Guard’ ‘o mare e me cunsol’,

l’onna ca’ sbatt’ nfaccie ‘e scoglie,

e ‘o vient’ ca’ joca che fronn’ e ‘na quercia addurmuta,

ca nun se move, ma fa’ ‘o guardian’,

‘a na’ fenesta chiusa aret’ ‘a l’evera filante.

‘O vetro e’ cunsumat’, ma ce veco ‘nu ricam’,

‘nu merlett’ ‘e buran’ c’annasconn’ l’uocchie tuoje.

Nun te fai avvedè, ma je ‘o saccio ca’ ce staje.

Nun m’arrenn’ e torn’ ‘a venì.

Ce vo’ pacienza pe’ ffa’ cuntent’ ‘o core.

Pur’ ‘a sera, quann’ ‘o sole se ne trase,

‘e regn’ ‘a stanz’ ‘e mill’ fantasie,

me piace ‘e guarda’ l’ombra toja,

ca va’ fujenn’ senza se’ ferma’.

Po’ scenn’ ‘a luna ‘e torn’ ‘a casa mia,

semp’ ca speranz’ ‘e te vede’ dimane.

 

Marco Bartiromo

 

 

Con la pioggia o con il sole, sono ancora qui,

su questa panchina rovinata,

che il tempo bagna e non risparmia.

Guardo il mare e mi do pace,

l’onda che si infrange sugli scogli,

e il vento che gioca con le foglie di una quercia addormentata,

che non si muove, e fa il guardiano,

ad una finestra chiusa, dietro all’edera cadente.

Il vetro è consumato, ma ci vedo un ricamo,

un merletto di Burano che nasconde i tuoi occhi.

Non ti fai vedere, ma io so che ci sei.

Non mi arrendo e ci torno ancora.

Ci vuole pazienza per rallegrare il cuore.

Anche di sera, quando il sole scompare,

e riempie la tua stanza di mille fantasie,

mi piace guardare la tua ombra,

che si muove senza fermarsi mai.

Quando poi spunta la luna, torno a casa,

sempre con la speranza di vederti domani.

 

 

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Omaggio alla Loren.

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Un lembo sgualcito sul pizzo sfoggiato

conserva la forma al vezzo deciso,

un fascino audace sul volto fulgente

tra grinze procaci e fiero contegno,

il bavero cita la mano che sfila

per dare ritegno al lampo filante,

filtrando un sorriso solo abbozzato

tra morbide labbra calzate di seta,

rende sensuale l’effigie stilata

la chioma frenata da un ricco chignon,

firma la tela l’artista incisa

vantando i gioielli del suo osservare.

 

Marco Bartiromo

 

 

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Colori.


Nido d’amore.

Dolce
è il mio risveglio,
se attraverso quello specchio
riflesso dai tuoi occhi,
ci troverò l’aurora
disegnata sul mio viso.
Due diamanti incastonati
tra pupille fluorescenti,
due fari luminosi
che mirano lontano,
illuminando l’alba
nei miei occhi arrugginiti.

Dolce
è il mio cammino,
se lungo quella strada
spianata dai tuoi passi,
mi scalderò del sole
bruciandomi la pelle,
su labbra sorridenti
e guance colorate.
La porta di salvezza
che apre alla speranza,
e inonda il giorno
di emozioni mai provate.

Dolce
è la mia vita
se tu mi sei vicino,
brillando nel mio cielo
di una luce infinita,
facendo della notte
l’alcova preferita.
Entro nel tuo cuore
portando il mio calore,
rendendo la mia casa
un nido d’amore.

Marco Bartiromo

Ti cercherò.

Ho spruzzato del tuo nome

ogni angolo pulito,

con lo smalto rosso fuoco

che ho sottratto dal mio cuore,

durevole nel tempo,

indenne a corrosione,

un marchio permanente

scagliato nel futuro.

Aspiro la tua aria

dal filtro consumato,

un fiume di tabacco

di foglie colorate,

per stendere quel velo

con l’aria del mio corpo,

cacciare via quel fumo

per anni mescolato,

semplici graffiti

che mai vedranno fine,

sul muro solitario

che scoprirà il tuo viso,

e scoppierà di gioia

vedendo il tuo sorriso.

Vagando come un matto

in cerca dei tuoi occhi,

colorerò le strade

di suole consumate,

che lasciano le orme

impresse nel selciato,

di un lupo che ha varcato

il bosco dell’inganno,

e non si fermerà

se non ti avrà trovato.

 

Marco Bartiromo

 

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