Tag Archive: amore


Un ponte surreale

La linea che abbraccia il cielo,

quella dritta oltre l’infinito,

è l’unica meta che l’occhio esplora.

Il mare dipinge meraviglie

sul pube violentato dall’amore,

mentre la fodera respira

con i colori vivi del Creato.

La vita erige un ponte surreale

sospeso tra la nebbia e il cuore,

e sfilano promesse melodiose

attratte dal vapore dell’eterno.

Marco Bartiromo

 

The-Sun Robert Gonsalves

The Sun – Robert Gonsalves

La falce assassina

Quando l’amore dona il suo dilemma,

quando il fervore narra il suo dolore,

sul palco di un tramonto arroventato

si specchia l’ombra di una luna nera,

senza ritegno spegne ogni sospiro

e con la falce compie il suo delitto.

Marco Bartiromo

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Ne approfitto per augurare a tutti voi una serenissima Pasqua.

 

Ceco amore…..

Ceco amore

Fiorisce e poi muore

Serba rancore

Marco Bartiromo

 

Amore

Questa scultura si chiama “Amore”. Creata da Alexandr Milov, artista ucraino. La scultura rappresenta un conflitto tra un uomo e una donna e, in ultima analisi, una espressione interiore della natura umana. La scultura di due adulti che si danno le spalle….. ma il bambino interiore di ognuno vuole solo avvicinarsi e amare.

(Burning Man Festival 2015)

Cocotte

I.

Ho rivisto il giardino, il giardinetto
contiguo, le palme del viale,
la cancellata rozza dalla quale
mi protese la mano ed il confetto…

II.

“Piccolino, che fai solo soletto?”
“Sto giocando al Diluvio Universale”

Accennai gli stromenti, le bizzarre
cose che modellavo nella sabbia,
ed ella si chinò come chi abbia
fretta d’un bacio e fretta di ritrarre
la bocca, e mi baciò tra le sbarre
come si bacia un uccellino in gabbia.

Sempre ch’io viva rivedrò l’incanto
di quel volto tra le sbarre quadre!
La nuca mi serrò con le mani ladre;
ed io stupivo di vedermi accanto
al viso, quella bocca tanto, tanto
diversa dalla bocca di mia Madre!

“Piccolino, ti piaccio che mi guardi?
Sei qui pei bagni? Ed affittate là?”
Subito mi lasciò, con negli sguardi
un vano sogno (ricordai più tardi)
un vano sogno di maternità…

“Una cocotte…”
“Che vuol dire mammina?”
“Vuol dire che è una cattiva signorina:
non bisogna parlare alla vicina!”
Co-co-tte… La strana voce parigina
dava alla mia fantasia bambina
un senso buffo d’ovo e di gallina…

Pensavo deità favoleggiate:
i naviganti e l’Isole Felici…
Co-co-tte… le fate intese a malefici
con cibi e bevande affatturate…
Fate saranno, chi sa quali fate,
e in chi sa quali tenebrosi offici!

III.

Un giorno – giorni dopo – mi chiamò
tra le sbarre fiorite di verbene:
“O piccolino, che non mi vuoi più bene?”
“È vero che sei una cocotte? “
Perdutamente rise… E mi baciò
con le pupille di tristezza piene.

IV.

Tra le gioie defunte e i disinganni
dopo vent’anni, oggi si ravviva
il tuo sorriso… Dove sei, cattiva
signorina? Sei viva? Come inganni
(meglio per te non essere più viva!)
la discesa terribile degli anni?

Oimè! Da che non giova il tuo belletto
e il cosmetico già fa mala prova
l’ultimo amante disertò l’alcova…
Uno, sol uno: il piccolo folletto
che donasti d’un bacio e d’un confetto,
dopo vent’anni, oggi, ti ritrova

in sogno, e t’ama, in sogno, e dice: T’amo!
Da quel mattino dell’infanzia pura
forse ho amato te sola, o creatura!
Forse ho amato te sola! E ti richiamo!
Se leggi questi versi di richiamo
ritorna a chi t’aspetta, o creatura!

Vieni, Che importa se non sei più quella
che mi baciò quattrenne? Oggi t’agogno,
o vestita di tempo! Oggi ho bisogno
del tuo passato! Ti rifarò bella
coma Carlotta, come Graziella,
come tutte le donne del mio sogno!

Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono state…
Vedo la casa; ecco le rose
del bel giardino di vent’anni or sono!

Oltre le sbarre il tuo giardino intatto
fra gli eucalipti liguri si spazia…
Vieni! T’accoglierà l’anima sazia.
Fa’ che io riveda il tuo volto disfatto;
ti bacierò: rifiorirà nell’atto,
sulla tua bocca l’ultima tua grazia.

Vieni! Sarà come se a me, per mano,
tu riportassi me stesso d’allora,
il bimbo parlerà con la Signora.
Risorgeremo dal tempo lontano.
Vieni! Sarà come se a te, per mano,
io riportassi te, giovine ancora.

Guido Gozzano

(da I Colloqui, 1911)

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Pagina da inventare

Mi pare strano un tramonto bianco,

come una pagina tutta da inventare,

mentre ripenso ai tranelli della vita

che l’uomo ha purtroppo da incontrare.

Pare una tela tutta da osservare,

ma senza batticuore,

pur se lo scorrere implacabile

mi riapre ancor la porta dei ricordi.

Stride su cardini da tempo arrugginiti

perché gli manca l’olio di speranza,

ma nel segreto celo un ripostiglio

la cui fiammella ha un tremito di vita.

Mi pare irraggiungibile al mio soffio lieve,

ma la speranza ancora mi precede,

ed afferro l’ampolla tutta d’oro

che lascia in me la forza come dono.

E si apre uno scenario sconosciuto,

e la mia Anima ritrova quel ristoro,

coltre di stelle

a riscaldarmi il cuore.

Fluttuano ali bianche nella sera,

la mia Anima si apre alla preghiera.

Sono gli amici che mi hanno preceduta,

pur se l’Amore ha un cifrario muto!

Antonietta Germana Boero

È turnat ‘o sol’

È turnat

e l’onna se ricose

s’appacia o vient’

e o mare s’arriposa.

È turnat ‘o sole

ncopp’ a na’ scugliera abbandunat’.

Se spann’ o’ ciglio

e rial’ carezz’ ncopp’ a rena.

Saglie pe’ Quartier’

fino e dint’ ‘o vic’ cchiù nascus’

e port’ ammore, l’ammore che mancat’.

S’affaccia pa’ fenest’,

e già me sta vicin.

È turnat,

p’ascarfà stu core addulurat.

È tornato il sole

È tornato

e l’onda si rammenda,

si calma il vento

e il mare si riposa.

È tornato il sole

sopra una scogliera abbandonata.

Si spande alla banchina

donando carezze sull’arenile.

Sale dai Quartieri,

fino ad arrivare nel vicoletto più nascosto,

e porta l’amore, l’amore ormai dissolto.

Si affaccia dalla finestra,

e mi è già vicino.

È tornato,

per riscaldare questo cuore dolente.

Marco Bartiromo

 

Claudio Baglioni – Via

Luci di strada,

ambulanti di stelle.

Cielo rapito

Marco Bartiromo

 

“La mia sigaretta brilla rossa
insieme a luci di periferia
zampate della vita sulle mie ossa
sei più sincera quando dici una bugia
sull’asfalto acquoso una luna affilata tagliare
i fili che legano le stelle
stringo al cuore una lattina vuota e scopro che hai
lasciato
le unghie sulla mia pelle
finestrini aperti a dissetarmi di vento
la mia ruota incollata sulla striscia bianca
della mezzeria
gli occhi come due pezzi di vetro
tu non sei come mi credevo io
un autotreno mi ruggisce dietro
ma perché hai fatto il mondo così triste Dio?
alberi si drizzano ai lati della strada mi corrono
accanto
e il buio se l’inghiotte
alla radio un rock arrabbiato come un pugno allo
stomaco
che mi stringe nella notte
un dolore e un lampo di fuoco rosso
dentro a questo amore che io non posso
io non posso più
voglio andar via i
piedi chiedono dove ma via
tanto non ti perderò perché tu non sei stata mai
mia
voglio andar via
da quei tuoi occhi che tirano sassi
e come in un duello far dieci passi
e poi guardarci l’ultima volta e via
dimmi che cos’è che ci hanno fatto
dimmi cosa c’è che io non so
perché tutto è finito come cenere in un piatto
e quei ragazzi ch’eravamo noi non ci sono più
e scambiare due parole brevi
con la notte blu dei benzinai
io ti baciavo mentre tu piangevi
e adesso che io piango tu chi bacerai
un caffè che drizza i capelli un pacchetto di fumo
e il vento rilegge il mio giornale
e domani uscire di nuovo farmi una faccia allegra
per il prossimo Carnevale
un chiarore freddo come un rasoio
per un altro giorno che nasce muoio
muoio muoio
voglio andar via
i sogni cercano dove ma via
anche all’inferno ci sarà qualcuno a farmi
compagnia
voglio andar via da te
che goccia a goccia hai bevuto il mio cuore
e dagli straccivendoli ricomprare
quel che resta del mio amore e andare via”

Claudio Baglioni

Tears

“Amore folle

           Unione di anime

                           Dolore puro”

Marco Bartiromo

 

Semina stonata

Semino la morte di un pensiero

che di ragione langue sull’amore.

In un campo di grano negato dal sole

mi chino a seppellir parole.

 

Veglio, pregando nel silenzio,

e dono la mia voce all’ugola del vento.

Il tempo regalerà germogli,

ed un raccolto di canzoni senza testo.

 

Non parlerò, e non custodirò misteri:

le note narrano più della follia.

Suonerò le melodie del cuore, anche stonando.

Sarò audace, e forse anche un po’ me stesso.

Marco Bartiromo

Il-corpo-come-strumento-e-dimora-di-noi-stessi1

I tuoi occhi – Poesia di Tonino Canepa

Ho potuto fissare i tuoi occhi, finalmente!

Sfuggivano i miei, una volta,

e le candide tempeste del tuo sguardo

uccidevano le mie deboli illusioni di maturo adolescente.

Io te sognavo e te soltanto vedevo,

unica donna dell’universo,

ed il mio dramma

di non poterti offrire quanto avrei voluto

e tu bramavi,

era dolore immenso

ed ancora mi rimane sapore amaro,

di un aspro conflitto.

E tu cedesti, ti pentisti forse, ma sei rimasta,

ed i tuoi occhi brillano di luce che è solo nostra,

non tua, non mia

è nostra dico e ci accompagna ovunque

e ci consente di guardar lontano,

oltre le invalicabili barriere

dell’amore e dell’odio,

oltre la vita,

dove per chi sa ascoltare

oltre le forsennate passioni,

ed un magnifico orgoglio

spicca limpido e puro,

l’eterno, incommensurabile amore.

Tonino Canepa

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"L'uomo è libero, salvo in ciò che ha di profondo. Alla superficie, fa ciò che vuole; negli strati oscuri, Volontà è vocabolo privo di senso."

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