La ragione è un’isola piccolissima nello sfondo dell’irrazionalità

Platone fu il primo filosofo a teorizzare uno Stato basato sulla logica (logistikòn) e sull’irrazionalità (epithymetikòn) ossia la deroga alla regola. Ciò che è il contrasto tra logistikòn (razionalità) ed epithymetikòn (irrazionalità) è stato al centro delle più importanti riflessioni dell’uomo. Ma cosa è l’irrazionalità, che nello stato “ideale” di Platone assume la forma della creatività? A mio parere, creatività sembra una parola un po’ vuota soprattutto se si pensa che in natura nulla si crea, nulla si distrugge e, quindi, tutto si trasforma. Anche se creatività non abbia un contenuto molto preciso, è una parola, però, diffusa. Indica, in genere, il pensare in modo diverso e cioè risolvere in modo originale i problemi, esprimersi e atteggiarsi in modo nuovo e fuori dal comune .La creatività richiama una forma di intelligenza, che i cognitivisti chiamano divergente, ossia opposta da convergente. L’intelligenza convergente risolve i problemi cercando la soluzione all’interno del problema, quella divergente, che è l’opposto, al di fuori del problema.A scuola si favorisce, ad esempio, l’intelligenza convergente, per questo i creativi di solito non vanno molto bene a scuola, hanno, insomma, una intelligenza non conforme. Per Freud la creatività è connessa alla perversione, l’uomo creativo misconosce le differenze, come i sadici e i masochisti che non conoscono la differenza tra piacere e sofferenza. La perversione è alla base di un pensiero che “non va per il verso giusto”, e per verso intendo direzione, se questa direzione vien lasciata alle pulsioni emerge la creatività. Sia cognitivismo che psicoanalisi trattano questo stato come misconoscimento delle differenze istituite dalla ragione. Quando nasciamo, e finchè non arriviamo all’età della ragione, ci comportiamo in modo indifferenziato, un bambino infatti può usare un succhiotto e per succhiare e come arma per minacciare il proprio fratellino. La ragione non è la verità, è solo un codice condiviso da tutti che fornisce il significato ad ogni cosa. Anche la poesia, come il mondo infantile, fa oscillare il significato delle cose, Leopardi parlava con la luna come se fosse una donna chiedendole cosa facesse in cielo, la luna nella poesia di Leopardi non è un satellite ma una persona con la quale confidarsi. Dal punto di vista della ragione Leopardi dovrebbe essere un matto, ma invece è un poeta e la poesia associa i significati, e per questo è creatività, perché è un mondo folle dove ogni cosa non è sempre quella e allo stesso tempo non è nulla. La creatività ha le sue radici nella follia, ossia nello scenario indifferenziato, in un mondo dove i significati sono contaminati ed i comportamenti dei creativi diventano incerti e poco decifrabili. Pochi giorni fa ho avuto il piacere e l’onore di assistere ad una lectio magistralis dell’ illustre Galimberti che ha individuato due ordini di follia , un ordine “secondario”, che vede la follia come trasgressione delle regole della ragione, ed un ordine “primario”, una follia come status originario, che ha spinto l’uomo a dare vita alla ragione, per dominare questa follia. E creando la ragione è nata la follia secondaria per contrastare la ragione (la deroga, follia secondaria, alla regola, la ragione). Kant diceva la ragione è un’isola piccolissima nello sfondo dell’irrazionalità,così per essere artisti e poeti bisogna scendere in questo scenario folle ed indifferenziato, ma per farlo occorre una disciplina, perché è necessario poi riemergere nel mondo della razionalità. Però, noi siamo irrazionali, il più delle volte la nostra follia si manifesta quando dialoghiamo con noi stessi, mentre quando stiamo con altre persone manifestiamo la razionalità, viviamo, quindi, in due dimensioni: l’ io che è irrazionale e il noi che è razionale. La follia non è una dimensione in cui si cade ma una dimensione da cui proveniamo. Una casa in cui abbiamo vissuto da bambini e che ritorneremo a vivere quando saremo anziani, il comportarsi come un bambino non è un raptus ma un ritorno a noi stessi, a volte nella dimensione della follia primaria torniamo anche quando viviamo nella dimensione razionale.La ragione non crea nulla, questa inventa solo regole necessarie per il vivere comune e ci rende tutti uguali.La creatività è, invece, originalità e credo che ciascuno deve avere una certa familiarità con la propria follia, perché da qui nasce il nuovo, la creatività è originalità, in fin dei conti siamo tutti uguali nella razionalità, mentre nella follia siamo davvero diversi.

Fabio Mareverde

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